La strana morte dell’euroscetticismo di sinistra

Fonte: The Spectator

La strana morte dell’euroscetticismo di sinistra

L’Unione Europea è ancora una ‘buona idea’? La mia domanda è: quanti crimini contro la libertà e la democrazia devono essere ancora commessi prima che quell’idea smetta di essere ‘buona’?

di Brendan O’Neill
17 Aprile 2016

Il dietro-front di Jeremy Corbyn sull’UE — che un tempo voleva lasciare, e in cui ora vuole restare — è diventato fonte di ilarità per gli euroscettici e segno di speranza per gli eurofili. Per gli anti-UE, il fatto che Corbyn avesse votato contro la permanenza nel Mercato Comune nel referendum del 1975 e contro i Trattati UE da parlamentare, mentre ora vuole che votiamo tutti per il remain, dimostra che personaggio inaffidabile egli sia. Per i pro-UE è la conferma che anche i più miscredenti nella UE possono vedere la luce. Il ‘peccatore che si converte’ — parole realmente usate dalla redazione del Guardian a proposito del nuovo Corbyn pro-UE — potrebbe essere uno strumento utile per far girare il voto, evidentemente.

Tuttavia, mentre riflettiamo o ridiamo sullo spostamento delle faglie tettoniche di Corbyn, non dobbiamo trascurare il quadro più vasto, e cioè la strana morte dell’euroscetticismo di sinistra. Non è solo Corbyn ad aver fatto una svolta di 180 gradi, dal vedere l’UE come un monolite antidemocratico da cui tenersi ben distanti, al dire ‘Oh, ma sì restiamoci, sono sicuro che possiamo farla funzionare’. Questa adozione, triste e cautamente vigliacca, di un approccio verso Bruxelles del tipo “meglio-il-diavolo-che-conosciamo” è avvenuta in una sinistra che un tempo si mobilitava contro l’UE più della destra.

Corbyn in passato ha denunciato i ‘gravi abusi dei diritti umani e delle risorse naturali’ da parte dell’UE e ha detto che l’obiettivo UE è sempre stato di ‘creare un enorme libero-mercato europeo’. Tony Benn, l’eroe dei corbynisti, una personalità molto rispettata ben al di là di quel circolo, ha costantemente avuto una linea anti-UE. Un paio di anni prima di morire ha tenuto una conferenza presso la Oxford Union in cui ha detto che l’UE soffoca la democrazia parlamentare, e per estensione indebolisce il ruolo del popolo. ‘Non è che io sia ostile agli stranieri, è che sono a favore della democrazia’, ha risposto all’instupidimento della sinistra raccolta ad Oxford, per la quale amare l’UE è cosa naturale (e indiscussa) quanto respirare.

Nel 1983, il Labour fu l’unico grande partito (se tralasciamo l’Ukip) a mettere l’uscita dall’UE nel suo manifesto. Quel manifesto fu la ‘più lunga lettera di un suicida della storia’, ma sicuramente gli euroscettici convengono che l’uscita dall’allora CEE era la sua sola proposta ragionevole. Come ha detto di recente la BBC, ‘Per tornare al manifesto del 1983, va ricordato che la posizione del Labour sull’EU è stata del tutto rovesciata’. Anche molti sindacati hanno ‘totalmente rovesciato’ la loro posizione, un tempo erano sospettosi di Bruxelles e ora sono più sospettosi di coloro che si oppongono a Bruxelles.

Lo strano atteggiamento della sinistra, favorevole ad una mega-istituzione contro cui un tempo si batteva, è ben rappresentato dalla figura di Yanis Varoufakis, figura di governo in Grecia mentre l’UE trattava quel paese con imperioso disprezzo, ricattando i suoi leader eletti per costringerli ad ignorare i desideri della stupida opinione pubblica e per imporre l’austerità. Nonostante questo, cosa ha suggerito Varoufakis alla sinistra britannica nelle ultime settimane? Dice che dobbiamo rimanere nella UE. L’UE può anche essere ‘ripugnante’, un ‘caos che si sta disintegrando’, ma noi dovremmo restarci attaccati, dice. Lo chiedo sul serio: ma cosa succede a questa gente? Io di solito odio usare la parola ‘sindrome’ per spiegare il comportamento politico delle persone, ma che io sia dannato se il comportamento di Varoufakis non ricorda la ‘Battered Wife Syndrome‘ (Sindrome della moglie picchiata). ‘Ci trattano terribilmente, ma restiamo’.

Come è successo che oggi essere una persona di sinistra significa avere avversione per gli euroscettici, mentre un tempo significava essere uno di loro? In parte dipende dalla politica della paura. Le persone di sinistra ora si sentono poche e sperse, e sono più propense a temere la gente comune e le sue passioni che a spronarle, cercano disperatamente di evitare qualsiasi tipo di turbamento politico e istituzionale, perché chissà cosa potrebbe succedere dopo… E così si aggrappano a Bruxelles, considerata il collante politico di un continente che altrimenti temono sarebbe squarciato da conflitti, pregiudizi e stupidità. C’è anche un forte odore di virtue signalling. Essere pro-UE è talora un atteggiamento non riflesso che serve a mostrare che sei un Buono, un Cosmopolita, non come quei tizi coi tatuaggi che pronunciano ‘England’ con tre sillabe. È come indossare un distintivo.

Ma più fondamentalmente, la strana morte dell’euroscetticismo di sinistra ci dice dell’abbandono, da parte della sinistra, dell’ideale della democrazia. Più la sinistra si allontana dalla gente comune e più vede l’opinione pubblica come un ammasso obeso, probabilmente razzista, da rieducare, piuttosto che come cittadini da riavvicinare alla politica. La svolta della sinistra dall’odio per l’UE al volerci almeno restare attaccata, è direttamente proporzionale alla sua perdita di fiducia nelle masse. La democrazia non è più vista come strumento di cambiamento progressivo. Quelli di sinistra ora hanno più fiducia nella UE che nei rumorosi stupidi abitanti delle loro città.

Per il lato sinistro della mia mente, quelli di sinistra dovrebbero essere l’avanguardia della lotta per lasciare l’UE. Il nostro movimento — per quel che resta — è l’erede dei Levellers, dei Cartisti e di altri che hanno difeso, e sono morti per, il diritto fondamentale di un popolo di decidere le istituzioni di governo. Invece ci mancano l’energia, l’audacia e le idee per argomentare contro la macchina di Bruxelles, che è esplicitamente progettata per portare la politica fuori della portata dei governati. Vergogna. Non soddisfatti di avere abbandonato la difesa della libertà di parola (per chiedere restrizioni contro l’hate speech) e l’universalismo (a vandaggio di una velenosa politica delle identità separate), ora la sinistra sta scaricando anche la democrazia. Quale dei suoi valori manterrà? Ne manterrà qualcuno? Cristo, quanto è mortificante essere di sinistra nel 21° secolo!

La sinistra che dice che dovremmo rimanere nell’UE richiama alla mente quegli orrendi radicali che rimasero nel Partito Comunista della Gran Bretagna anche dopo che i sovietici schiacciarono la rivoluzione ungherese nel 1956. ‘Sì, è stata una brutta cosa, ma il comunismo sovietico è ancora una buona idea’, dicevano. Ora, anche dopo che l’UE ha imposto governi tecnocratici in Italia e in Grecia, dopo che ha trattato il governo irlandese come un mazzo di “thick Paddies” [NdT: espressione spregiativa per indicare “rozzi Irlandesi”], dopo che ha offeso gli elettori francesi e olandesi per aver votato contro i trattati UE, e dato vita a un sistema di gestione del potere bizantino, in gran parte fuori della portata delle plebi europee, costoro dicono: ‘Sì, questo non va bene, ma l’Unione Europea è ancora una buona idea’. La mia domanda è questa: quanti crimini contro la libertà e la democrazia devono essere ancora commessi in nome di una ‘buona idea’ prima che quell’idea smetta di essere buona?

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